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4 – Mettere l’arte da parte

17 ottobre, 2011


In coincidenza con l’apertura di questo blog ho deciso di sospendere a tempo indeterminato, almeno comunque fino a fine 2011, l’attività principale che mi ha dato le poche entrate nei due anni passati, ovvero i massaggi.

Quando nel giugno 2005 frequentai il mio primo corso nel tempio di Wat Pho, mai avrei pensato che un giorno, e per oltre due anni, questo sarebbe stato il modo primario che avrei utilizzato per guadagnare denaro. Ho seguito il primo corso ascoltando una voce dentro che mi diceva “Claudio, visto che vai in Thailandia devi imparare il massaggio thai”, senza nemmeno avere idea di cosa fosse il massaggio thai.

Mi avevano detto che era qualcosa di grandioso e onestamente pensavo a qualcosa essenzialmente di erotico, ma quando decidetti di ascoltare la voce non mi preoccupai di verificare cosa fosse esattamente, perché dovevo farlo comunque. Il massaggio thai non ha niente di erotico, ma con grande piacere scoprii un modo per conoscere il mio corpo e migliorare la comunicazione interpersonale.

Sono tornato in Thailandia altre tre volte dal mio primo viaggio, e a ogni visita mi sono iscritto, sempre per puro diletto, a corsi di massaggio. Ho cambiato scuole, città, nazioni, tecniche e a poco a poco la curiosità è diventata passione e quindi arte. Un’arte che ogni volta apprendevo e mettevo da parte, visto che per vivere facevo tutt’altro.
La svolta fu nel marzo 2009, proprio nei giorni in cui per la prima volta dopo sette anni mi ritrovai disoccupato: dopo un corso sul massaggio addominale cominciai a praticarlo tra gli studenti della scuola di yoga dove stavo studiando da mesi (e non c’è dubbio che lo yoga praticato intensivamente ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppare la mia sensibilità, il controllo delle energie sottili e la capacità di ascoltare e intervenire positivamente sul corpo e lo spirito di un’altra persona). Dopo che per anni mi sono sentito sinceramente tanto appassionato quanto insicuro, una “cavia” ha giudicato che fossi molto bravo, ha sparso la voce e da allora ho ricevuto solo spontanei incoraggiamenti a coltivare l’arte seriamente.
Nonostante ciò, dopo un breve ritorno in Italia, al mio primo viaggio da disoccupato in Centro America, il mio obiettivo era di aprire un ostello e di fare massaggi per vivere non mi pareva qualcosa per me appetibile fino a quando lessi un annuncio in un bar di Granada, Nicaragua e cominciai la mia carriera di massaggiatore dopo anni di manipolazioni fatte perlopiù a colleghi studenti, amici e parenti.

E adesso che ci penso, anche dopo quella prima positiva esperienza, tornai in Europa con l’intenzione di riciclare la mia esperienza manageriale nei fantagiochi per trovare lavoro nel campo delle scommesse o poker on line, prima di decidere di fare dei massaggi la mia prima scelta.

Da allora a oggi, oltre a fare vera esperienza pratica, ho continuato a studiare tanto per conto mio, e sono arrivato a un punto dove, senza falsa modestia, la predisposizione naturale, gli studi e l’esperienza pratica, mi hanno portato in testa al gruppo.

Adesso però sento nuovamente una voce che mi dice che è il momento di rimettere l’arte da parte e tornare a dedicarmi alla mia passione di sempre, la scrittura.
Ho cercato di razionalizzare questa mia decisione, che come tutte le decisioni importanti nella mia vita ho preso in modo risoluto, quando normalmente mi piace perdere tempo nel valutare minuziosamente pro e contro di ogni mossa, e sicuramente hanno influito una serie di motivazioni valide che si potrebbero sintetizzare col fatto che al di fuori dei paesi asiatici che l’hanno sviluppato e probabilmente la West Coast americana, non esiste nel mondo una cultura del massaggio. Provo a esplicitarle per sommi capi.
Innanzitutto, e specialmente per uno come me che non riesce a star fermo in un posto, è molto difficile mantenersi economicamente solo con i massaggi, soprattutto se si è maschi. Questa è infatti una delle poche professioni in cui a essere discriminati sono gli uomini, a meno di essere medici o lavorare nello sport. Discriminati al punto che la maggior parte delle persone di lingua madre inglese, usa per indicare la professione il termine francese masseuse, letteralmente massaggiatrice, ignorando del tutto l’esistenza dell’equivalente maschile masseur. Ho perso il conto delle volte in cui ho replicato, con la mia migliore voce macho, “NO, I’m a masseur”, a chi mi ha etichettato come “a masseuse”.
Poi sono stufo che ogni volta che qualcuno mi chiede qual è il mio lavoro, di ricevere uno sguardo sospetto (se sono femmine) o schifato (da parte di maschi), o peggio ancora ammiccante da entrambi, uomini e donne uniti nel preconcetto di considerare il massaggio solamente un preliminare o un surrogato dell’atto sessuale.
Inoltre, nonostante per me occuparmi degli altri e nutrirmi della gioia dei miei clienti al termine di una sessione fosse decisamente un passo in avanti rispetto a un lavoro così narcisista come queloa del giornalista sportivo (in cui gli unici feedback erano gli insulti di qualche tifoso sfigato che mi accusava del sacrilegio di aver parlato male della loro squadra o del loro campione), è pur vero che almeno l’80% dei massaggiatori che ho incontrato sono o persone molto semplici che si limitano a imparare una sequenza di tecniche che ripetono meccanicamente o soggetti molto instabili, che si dedicano a curare gli altri nell’illusione di sanare loro stessi. Invidio i primi e trovo interessanti i secondi, ma non appartengo (e non anelo ad appartenere) a nessuno dei due tipi umani.

Non che mi importasse più di tanto che a livello sociale il giornalista occupa l’equivalente della casta dei bramini e il massaggiatore sta poco sopra gli intoccabili, ma è oggettivamente difficile mantenere l’entusiasmo per qualcosa senza un ambiente che ti stimoli a migliorarti.
Infine, e questo è un fatto decisamente personale, se comunque nonostante tutto questo, se in questo tempo i massaggi sono stati la mia occupazione principale devo ringraziare particolarmente una persona che per prima mi ha infuso la convinzione che fossi “very good”. Questa persona però ha deciso tempo fa di non far parte della mia vita e recentemente mi sono reso conto che fare massaggi era diventato per me un modo inconscio di rimanerle attaccato. E’ tempo di lasciarla andare.

Tutte queste considerazioni però mi hanno accompagnato sempre e la ragione decisiva della mia scelta rimane quella vocina che mi ha detto che era ora di tornare a scrivere. Anzi, magari di cominciare a farlo per davvero, visto che il giornalismo per molti aspetti è la negazione dello scrivere inteso come espressione personale.
Non escludo in futuro di tornare a fare massaggi, perché amo farli e perché ho scoperto di avere un dono che sarebbe delittuoso abbandonare. Probabilmente nel caso sarà meglio farlo solo part-time, per mantenerlo davvero un’arte e non solo uno slogan per la mia pagina web, e di restringere il campo d’azione, dopo aver esplorato per anni tutti i modi possibili per trasmettere la mia buona energia a qualcun altro.

In quest’ottica, gli ultimi studi che ho fatto sui trigger point sono quelli che mi stimolano di più. Limitarmi a massaggi terapeutici per trattare infortuni, lasciando i rilassanti a colleghi e clienti con poche ambizioni, appare una scelta che mi consentirebbe di trovare la mia nicchia, concentrandomi sulla qualità invece della quantità. Comunque sia, ci penserò nel 2012. Per il momento ho deciso di mettere l’arte da parte.

Tools & Tricks
www.artmassage.wordpress.com è la pagina web che avevo creato per presentarmi. Ringrazio tutti i testimonials che mi hanno lasciato la loro raccomandazione e mi hanno incoraggiato ad andare avanti.

Saveyourself.ca Il miglior sito di massaggi soprattutto per l’opera del suo autore, Paul Ingraham, di presentare in linguaggio accessibile le ricerche medico scientifiche degli ultimi anni. Trovo curioso comunque citare qualcuno che ha smesso di esercitare per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura.

http://thaihealingmassage.com/thai-massage-culture-shock/ Mi piace scoprire con google links relativi a ciò che scrivo. Il fatto che non abbia trovato nulla in italiano sulla “cultura del massaggio”, eccetto su siti di scuole che promuovono corsi, la dice lunga sulla non cultura che c’è

Luoghi pubblici dove ho scritto
Centro comercial El centenario – Cali (Colombia)
Terminal de bus de Popayan

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4 commenti
  1. un grande abbraccio e un grande in bocca al lupo per il questo blog ma soprattutto per il prossimo anno che verrà!!

    • Claudio permalink

      grazie, spero che questo blog, ma anche l’anno che verrà, sia abbastanza mosey

  2. duccio fanelli permalink

    e bravo, prima o poi ci arrivi alla meta. Ti auguro il prima possibile!!!!
    Duccio

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