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10 – Lezioni di blog

7 novembre, 2011

Scrivere o vivere? Per fortuna uno non esclude l'altro, anzi

Arrivato al decimo articolo, pari a 1/10 del progetto, è il momento di considerare conclusa la fase di rodaggio. In cinque settimane ho avuto abbastanza tempo per capire a che punto è il mio rapporto con lo scrivere, dopo oltre due anni di inattività, ciò su cui devo insistere in questo blog e le cose che invece è meglio abbandonare. Ecco quindi le riflessioni che mi ha inspirato finora.

1) Il distacco mi ha fatto bene.
Scrivere in questo momento mi piace molto di più di quando ho smesso. Ho sempre avuto timore a dedicarmi seriamente alla scrittura, perchè avendo avuto come mentori letterari gente come Leopardi o Kafka, ho sempre visto lo scrivere come un gesto di isolamento dal mondo. Invece con questo blog ho la sensazione che mi ci sto aprendo.

2) Scrivere mi dà chiarezza mentale.
Solo per il fatto che potrebbero divenire argomento del mio prossimo post, tutti i pensieri che mi passano per la testa diventano più espliciti. Basta che metto giù una frase o semplicemente penso a come spiegare meglio a chi mi legge e immediatamente le cose sono più chiare anche per me.
3) Scrivere come forma di espressione e azione.
Invece di isolarmi dal mondo, scrivere sta diventando un ponte tra i miei pensieri e l’espressione e l’azione. Troppe volte idee meravigliose rimangono solo nella mia testa senza diventare reali. Scrivere è già una forma di realtà, ma che i pensieri diventino parole non significa che esauriscono la loro carica, anzi spesso prendono più forza.
4) Scrivere in 2 lingue mi arricchisce.
Grazie al kindle e al suo dizionario integrato, il mio inglese è migliorato notevolmente, dopo che per anni avevo smesso di fare progressi. Pensare in due lingue diverse mi obbliga a riflettere su ogni parola, a non dare alcun significato per sottinteso, a costruire la frase in forma più comprensibile. Passare da una lingua all’altra arricchisce di sfumature l’espressione.
5) Scrivere in 3 lingue mi asciuga.
Il mio limite attuale è due lingue. Se il mio inglese scritto è migliore di quel che pensavo, il mio spagnolo è decisamente peggiore. Scrivere un articolo due volte è come masticare bene il cibo prima di deglutirlo, scriverlo tre volte è come fare indigestione. Per questa ragione, considerando anche che la versione spagnola è quella che ha ricevuto meno interesse, proseguirò il blog solo in italiano e in inglese.
6) Scrivere come esercizio di autodisciplina.
Per il momento due post a settimana sono una cadenza perfetta. Mi obbliga a stare concentrato sul blog ogni giorno, ma dandomi il tempo di ricaricare le pile tra un post e l’altro. Da quando non lavoro più tutti i giorni mi ero rilassato troppo, e avere una deadline, una scadenza da rispettare, rafforza l’autodisciplina in ogni cosa che devo fare.
7) Ho 5 lettori e gli voglio bene.
Non so perchè, ma ad oggi questo blog non esiste sui motori di ricerca. Il che vuol dire che l’unico modo qualcuno può venire a conoscenza di quel che scrivo è per le mie segnalazioni su facebook o twitter. Che io sappia (e le statistiche del sito sono un strumento molto utile per chi blogga) mi leggono fedelmente 5 o 6 persone e a tutte loro sono molto grato, perchè, è inutile negarlo, ogni scrittore necessita di lettori. Spero che i miei 5 lettori non mi abbandonino e trovino interessante quel che leggo al punto da diffonderlo.
8 ) Come posso aiutare i miei 5 lettori.
Sebbene scrivo questo blog essenzialmente come gesto di espressione personale e auto analisi, mi pongo ovviamente il problema di come essere più leggibile, altrimenti mi limiterei a tenere un diario personale. Sento che devo essere più semplice, più immediato, senza perdere profondità e originalità.
9) Scrivere su internet è multisensoriale.
Anche se i link sono poco cliccati, li ritengo fondamentali. Ho cominciato a mettere foto e video, per alleggerire, anche graficamente, la pagina, e comunicare il messaggio in forma diversa. Col tempo spero il blog diventi più interattivo. Tanti dettagli che conto di curare con più precisione man mano che la pura scrittura diventa un gesto quasi automatico.
10) Scrivere è apprendere l’arte del distacco.
Perfezionista come sono, non sono mai contento di quel che pubblico. In generale non lo ritengo un difetto, anzi spesso è la molla che mi spinge a imparare e migliorarmi in continuazione. Però il confine tra finezza e fissazione è stretto. Come ogni oggetto d’amore, il post è qualcosa che va nutrito con cura e poi abbandonato, perche possa avere una vita sua.

Conto di scrivere altri due articoli simili, in cui l’oggetto è il blog stesso e il mio rapporto con lo scrivere, a metà dell’avventura, cioè nel post 50, e come summa finale nel post n°100.

oggi si legge in modo diverso, per cui anche la scrittura deve adeguarsi

Tools & Tricks
WordPress. Aprire un blog è diventato davvero alla portata di chiunque grazie a piattaforme gratuite come wordpress, che permettono semplicità d’uso e ampia personalizzazione.

21 giorni journaling Oggi ho cominciato questo “challenge” in cui per i prossimi 21 giorni dovrò scrivere su un argomento che mi verrà dato e confrontarmi con gli altri lettori del sito. Non è tardi per aggiungersi alla sfida.

Longform. Per scrivere bene è necessario avere buone letture alle quali ispirarsi. Longform è una selezione di articoli “troppo lunghi per essere letti su un computer”, ma anche troppo ben scritti per non essere letti affatto.

Luoghi pubblici dove ho scritto
(O meglio in questo caso pensato)
Coffee town Hostel in Santa Rosa
Termales di San Vicente

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2 commenti
  1. Ciao Cloudio,
    a dire il vero su Google ci sei, se cerchi “40 e adesso”.
    Pero’ si’, i lettori arrivano dalle notifiche via e-mail, dall’RSS feed, da Facebook e Twitter.
    E approposito, dicci che nome hai in Twitter mannaggia a te!

    A presto e continua cosi’🙂

  2. Daniele, bene per la legge di Murphy finalmente appaio su google nel momento in cui scrivo che non esisto…avevo controllato l’ultima volta ieri🙂

    Su twitter sono lindo boludo

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