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11 – La sostenibile leggerezza dell’essere

10 novembre, 2011

leggero è bello

In questi ultimi anni on the road, uno dei motivi validi per tornare in Italia era aiutare mia madre a traslocare. E’ successo 4 volte negli ultimi 5 anni. Settimana scorsa mia madre ha traslocato per la 5a volta, per la felicità di mia sorella, che viveva a 300 metri di distanza e adesso vive nello stesso palazzo. Questo trasloco me lo sono perso, ma la prima cosa che ho detto a mia madre è che spero abbia approfittato della mancanza di aiuto per buttare via un po’ di roba inutile.

Sono quasi otto anni che i miei possedimenti ammontano principalmente a quello che entra in uno zaino e qualcosa sul significato del vivere, ancor prima che viaggiare, leggeri, e ancor prima che la crisi economica e il movimento minimalista lo rendessero un tema di moda, ho imparato.

Nel mio primo post ho citato il maestro Chris Guilleabeau, un esempio di vita fuori dagli schemi, autore di perle di saggezzza come questa o questa, dicendo che avevo fatto un sogno con lui protagonista, che avrei raccontato in uno dei prossimi post. Il momento è arrivato.

Nel sogno io e Chris ci conosciamo a Milano: io sono appena tornato a trovare la famiglia, lui è di passaggio. Chiacchieriamo in un caffè, e il giorno dopo ci rincontriamo casualmente all’aeroporto. Ci salutiamo mentre siamo in fila per salire sull’aereo e ci rendiamo conto simultaneamente che entrambi abbiamo dimenticato la valigia, e ci tocca scegliere se perdere l’aereo o viaggiare solo col bagaglio a mano. Ci guardiamo, sorridiamo, e saliamo sull’aereo. Poi mi sono svegliato e sono andato ad alleggerirmi per vie urinarie del litro di birra che avevo ingerito la notte precedente.

Le arti di ricordare i sogni o avere sogni lucidi purtroppo non mi appartengono, anche se sono nella mia lista di cose da imparare presto. Forte dei miei studi freudiani però, i pochi sogni che ricordo li interpreto abbastanza facilmente. Non avevo finito di pisciare, che avevo già chiaro che quel che avevo sognato era una forma di ricordarmi che quanto più riusciamo a liberarci di inutili zavorre fisiche e mentali, quanto migliore è la nostra vita.

Dopo che negli anni dell’adolescenza il mio libro preferito è stato l’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, lontano da Milano e dal Milan ho imparato che la leggerezza dell’essere è non solo possibile, ma anche auspicabile.

Non è solo una questione di consumare meno, liberarsi dei tanti falsi bisogni che la società consumistica ci crea, ma anche di distaccarsi da memorie che, non importa quanto piacevoli (più sono piacevoli maggiore è il peso che portano con loro), ci ancorano al passato e ci rendono più pesante affrontare il presente.

Tornando al trasloco di mia madre, ricordo per esempio che nell’ultimo in cui ero presente lottammo perchè lei voleva salvare le oltre cento musicassette e altrettante videocassette della mia collezione, nonostante non vengono toccate (a parte per i traslochi ovviamente) da non so quanti anni.

Non so quante ne abbia alla fine tenute, ma ora che ho scoperto il kindle anche dei tanti libri che ancora si spostano da casa a casa, vorrei diventassero, e non solo per ragioni ecologiche, nulla più che carta da riciclo. Lo stesso vale per gli utensili: a che serve tenere 20 bicchieri quando a casa tua non ci sono mai più di 5 persone?

Capisco benissimo il lato romantico, io mi affeziono a tutto, al punto che ancor oggi prima di buttare un paio di calze bucate gli dò l’estrema unzione baciandole teneramente, ma tenere ciò che non ci serve ci toglie libertà.

E non c’è bisogno della necessità del viaggio o di un trasloco per aprire il proprio armadio e dopo aver ammesso che abbiamo molti più cose di quele che necessitiamo, raccogliere il superfluo e darlo in beneficienza.

Il primo beneficiario di questa azione sei tu. Less is more, meno hai e più sei libero.

la mia casa ideale non è molto più arredata di questa

Tools & Tricks
Zen Habits Leo Babauta, il guru del movimento minimalista, il cui blog sul minimalismo è questo

Milan Kundera Mi sono dimenticato di metterlo tra i link quando ho citato lo spiritoso alleato dei suoi stessi becchini, stavolta non potevo proprio fare a meno. Per anni è stato il mio scrittore preferito.  Non esiste un sito ufficiale, però oltre a quello citato c’è questo in inglese.

Luoghi pubblici dove ho lavorato
Centro commerciale El Limonar (Cali). Il pranzo in La Carbonata è stato il miglior Almuerzo corriente che ho mangiato in Colombia. E per 6500p ho avuto anche l’immancabile colombianada: i Gordon blu🙂

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One Comment
  1. mariella permalink

    è stato divertente scoprire che l’ennesimo trasloco è stato lo spunto per scrivere questo bell’articolo
    è tutto vero,ti più cose ti liberi e più ti senti meglio e leggero,spero però di non dovermi più alleggerire di qualcosa “causa trasloco” ma perchè semplicemente sento l’impulso,in un qualsiasi momento od occasione,di volerlo fare

    P.S.le cassette e i video non le ho gettate tutte,qualcuna l’ho tenuta,ah!

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