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20 – Quel che resta del tifoso di una volta

12 dicembre, 2011

il tifo è una malattia dalla quale non si guarisce mai completamente

Anche se mi sono autodefinito, e a ragione, un (non) ordinario uomo nel mezzo del cammin di nostra vita, il mio rapporto con lo sport non è molto differente dall’approccio dell’adolescente italiano medio. E l’inizio della stagione Nba mi ha messo davanti all’evidenza che, anche se è cambiato il mio modo di essere tifoso, anche se l’energie affettive che questa “droga” si prende sono decisamente minori, anche se sono molto più distaccato, non posso dire di essere completamente fuori dal tunnel.

Certo i tempi in cui mi organizzavo la settimana in base al calcio, quindi gli altri sport e quindi tutto il resto sono per fortuna definitivamente andati. Il sito della Gazzetta dello Sport continua a far parte della barra di bookmark in primo piano nel mio browser, ma il giro quotidiano che ci faccio si limita a una scorsa veloce all’home page e all’eventuale apertura di uno o due articoli.

L’atteggiamento con cui seguo il calcio e tutto lo sport, è ormai uguale a quello con cui leggo la maggior parte delle notizie. Mi informo sui risultati, non vedo nemmeno i gol, figuriamoci le interviste. Ho anche smesso di scommettere, un passatempo che per un po’ di anni mi ha divertito, senza per fortuna farmi trascinare mai a buttare grandi quantità di soldi. Le discussioni sui forum mi annoiano già dagli anni in cui dovevo moderarle per lavoro. Con la gente, al bar come all’ostello, faccio di tutto per evitarle.

Il piacere che provo per una vittoria del Milan o una sconfitta dell’Inter o della Juve, è sempre più effimero, e non vedendo più partite, quasi non conosco nemmeno i nomi dei calciatori. Dall’inizio della stagione ho visto le due partite di Champions League tra Milan e Barcellona, più per il Barca che per il Milan, e trenta minuti di Napoli-Manchester City.

A dir la verità mi piace ancora vedere le partite, come mi piacerebbe ancor di più giocare a pallone, ma ho altre priorità. Sono pochissimi anche gli eventi o i personaggi extracalcistici che attraggono la mia attenzione: per esempio quest’anno ho seguito Francesca Schiavone al Roland Garros e l’Italia di rugby ai mondiali contro Australia e Irlanda. Insomma sono quasi completamente disintossicato. Se non fosse per il basket Nba..

Il basket mi è sempre piaciuto, sia giocarlo che seguirlo. L’Nba è diventata una passione alla fine del 1999, durante i sei mesi trascorsi allo Studio Vit come curatore del sito Fantacalcio.it. Parte del mio lavoro era sperimentare e giocare altri fantagiochi sportivi e il Fantasy Nba, con partite tutti i giorni e basato sulle statistiche, stava al Fantacalcio come la Champions League sta al campionato italiano post-calciopoli.

Sono stato un accanito giocatore di Fanta Nba per tre anni. Mi sono ritirato al vertice dopo che ho concluso al 9° posto un torneo del sito Thesportingnews con oltre 200.000 squadre iscritte, e nel quale sono stato anche primo assoluto alla pausa dell’All star Game, a due terzi di stagione. Ma da allora la passione per il basket Nba è solamente cresciuta.

E’ una passione strana, perchè di partite ne ho viste poche. Prima di viaggiare non mi perdevo un appuntamento con il duo Flavio Tranquillo-Federico Buffa, di gran lunga i più bravi tra quelli che una volta chiamavo colleghi. Siccome non ho mai seguito il basket per lavoro, mi è capitato di incontrarli di persona e scambiarci due parole solo all’All Star game di Filadelfia, dove mi ero accreditato e avevo deciso di usare le mie vacanze per andare a coprirlo a mie spese, e mi sono sembrate anche persone vere, al contrario per esempio degli ex colleghi della Gazzetta, di cui non posso fare i nomi (ma al massimo come diceva Ezio Greggio solo i cognomi: Guida e Chiabotti), arroganti come e più di quasi tutti i componenti della categoria, la categoria dei falliti.

Nei tanti anni da tifoso malato, i mezzi con cui l’ossessione si alimentava erano le discussioni con gli amici, gli stadi e la televisione per assistere agli eventi e i giornali per prepararli e riviverli. Con la Nba la passione si è sempre quasi esclusivamente nutrita via internet. Anche dopo aver smesso con il fantagioco, il modo quotidiano di nutrirla è con le notti a seguire i game center in diretta su ESPN, le mattine ad analizzare minuziosamente i tabellini delle partite, le giornate dietro ai rumors di mercato su Twitter, i video di highlights, le discussioni sui blog o le “columns” (tradurlo letteralmente con editoriali mi sembra inadeguato, sono opere d’arte e di cazzeggio) dello “Sports guy”, ovvero Bill Simmons, il più divertente e famoso dei giornalisti sportivi americani. Persino quando guardo una partita, di solito di solito lo faccio in streaming.

Ho sempre odiato gli haters (letteralmente “odiatore”, quelli che sono generalmente “contro” qualcuno piuttosto che “a favore” di qualcun altro), ma sono orgoglioso di essere diventato un hater di Lebron James. Vederlo perdere alle ultime finali Nba e al contempo vedere vincere i Dallas Mavericks, classica squadra di underdogs e overachievers, è stata non solo l’emozione sportiva dell’anno, ma sicuramente una delle più intense del decennio.

Subito dopo le finali è arrivato il lock-out, ovvero la sospensione di ogni attività per la diatriba tra proprietari e giocatori per il rinnovo dei contrati. E la stagione, che solitamente comincia a fine ottobre, quest’anno comincerà a Natale. Non solo: ogni attività di mercato era bloccata fino a quando settimana scorsa non sono arrivati all’accordo. Durante il lockout, forte dell’indifferenza con cui seguivo le trattative, non avrei immaginato che appena risolto tutto avrei ricominciato subito a perdere così tanto tempo dietro alla Nba.

Nelle intenzioni in questo pezzo volevo riflettere sul perchè si è sportivi e che senso ha seguire lo sport a 40 anni senza essere degli inguaribili Peter Pan. E ovviamente di come il fatto di avre fatto per una decina d’anni il giornalista sportivo abbia influito sulla mia passione. Però mi sono reso conto che solo raccontando solo come seguivo e seguo lo sport sono già oltre le mille parole scritte, un limite oltre il quale se non sei Bill Simmons i miei 6 lettori ne hanno già le palle piene. E sinceramente potrei continuare a lungo. Per cui la pianto qui. Così posso dedicarmi con più tranquillità a seguire il mercato Nba. JJ Barea a T-wolves: ma siamo pazzi? Khaaaaaaaaan!!!

Fonti

Bill Simmons, The sports guy

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One Comment
  1. mariella permalink

    eh…sta NBA

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