Skip to content

30 – Italians come Schettino

19 gennaio, 2012

vieni avanti Schettino

Tamara, responsabile della salute dei lavoratori di una pianta petrolifera del lago di Maracaibo, una nera alta e atletica, il cui aspetto stride con il venezuelano (e la venezuelana) tipo che vedi per la strada, obeso e malformato, mi ha detto del suo paese “Il problema non è Chavez, il problema sono i venezuelani”. Bingo!

A tutti gli stranieri che mi chiedevano in questi anni di Berlusconi, cercavo di far capire loro la stessa cosa. Così come non è stato tanto Berlusconi a danneggiare l’Italia, almeno non più di quanto la abbia rappresentata, allo stesso modo Schettino, indubbiamente un uomo di merda che spero marcisca all’ergastolo, irresponsabile, egoista, menefreghista e codardo, non è un mostro, non è un’anomalia, è un italiano come tanti. E’ triste dirlo, ma siamo tutti un po’ Schettino.

La strada che porta dalla frontiera colombiana di Maicao a Maracaibo è una successione indistinta di buche, sterrato e posti di controllo. L’apparato di polizia è imponente: statale, regionale, cittadina, l’esercito regolare, i corpi speciali, ogni dieci minuti c’è qualcuno con una divisa diversa a chiederti di abbassare i finestrini della macchina. Non stupisce che anche in una domenica senza traffico ci vogliano quasi tre ore per percorrere 120km.

Nessuno di questi poliziotti serve davvero a qualcosa, perchè sono tutti corrotti e inetti. L’indio ributtevole e ubriaco dalle dieci del mattino che mi siede al fianco, sembra conoscerli tutti: a uno lo chiama zio, dall’altro si fa dare soldi, all’altro ancora sembra mandare un minaccioso messaggio in codice. Sono seduto su una vecchia scassata Chevrolet anni ’50, di quelle che avevo visto solo a Cuba, in mezzo a due grassi loschi individui, e oltre a essere scomodo, ho paura.

Ho paura perchè su una strada così pericolosa il guidatore sembra addormentarsi da un momento all’altro, ma rifiuta la mia offerta di caffè per fermarsi a prendere un’altra birra. E un’altra. E un’altra.
Che io devo pagare, perchè ho paura a dire di no alle richieste del mafioso alla mia destra, che non mi lascia in pace un secondo: a volte mi fa domande con sincera curiosità, a volte sembra invitarmi a esprimere un ultimo desiderio, mentre si prende gioco di me.

La bocchetta dell’aria condizionata è proprio di fronte alla mia faccia, la musica mariachi che diffonde lo stereo è a volume tale che costringe il mafioso a gridare per farsi sentire da me. Ogni tanto gli scappa lo sputazzo e penso che se non mi ammazza per prendersi le mie valigie e i soldi che ho cambiato davanti a lui, mi ammazzeranno i batteri che mi manda da distanza così ravvicinata*. Sui sedili dietro una donna, un vecchio e un ragazzo dalla faccia triste non dicono una parola per tutto il viaggio. La loro rassegnazione è la cosa che mi fa più spavento.

L’impatto col Venezuela è stato forse il più duro di tutti i paesi in cui sono stato. Fortuna che appena arrivato a casa di Luis, il couchsurfer che mi ha ospitato per tre giorni, ho conosciuto una faccia del paese molto più tranquilla e apprezzabile. Così come gli italiani non sono tutti come Schettino, così i venezuelani non sono come questo indio, che alla fine si è rivelato inoffensivo.

Si è pure commosso quando per problemi all’auto mi ha lasciato all’ingresso di Maracaibo, invece che all stazione dei bus, ma si è preoccupato di farmi salire su un taxi sicuro, perchè “questa zona è piena di ladroni, ma io non ammazzo nessuno” Subito dopo mi ha chiesto altri 20 bolivar e i miei occhiali da sole come regalo d’addio. Fortuna che oltre ai miei Ray Ban che mi accompagnano da anni, avevo un paio di scorta comprati in una bancarella di Cali a un euro.

E’ stato Luis a darmi la notizia del naufragio della Concordia. Charles invece mi ha mandato da Panama una mail dal titolo “Vada a bordo, cazzo” e incipit “God bless Capt De Falco. He restored the image of the italian man”. Il conto alla rovescia verso il mio rientro in Italia è ufficialmente cominciato. Tra una settimana a quest’ora avrò non sarò più a fare e disfare la valigia o a studiare la prossima destinazione. Sarò, quattordici mesi dopo, di nuovo nell’Italia degli Schettino, che a me sembra allegramente affondare, mentre io mi sento dare in continuazione del fuggitivo, perchè mi cerco una vita migliore altrove.

* Io non so cosa è stato, i dolori ho cominciato a sentirli dopo il lauto pranzo offerto da Luis domenica, ma oggi mercoledì mi sono svegliato con diarrea e sono stato uno straccio tutto il giorno. Brividi di freddo, mal di pancia, un imodium, amaca e semidigiuno.

Update Fortunatamente, oggi giovedì sto molto meglio

From → Uncategorized

One Comment
  1. mariella permalink

    no comment

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: