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33 – Couchsurfing vuol dire fiducia

30 gennaio, 2012

Oltre venticinque anni fa Mariza, non ancora maggiorenne, ha lasciato la nativa Argentina per girare il Sud America in autostop, con pochi pesos in tasca e uno zaino. Nonostante ai tempi non ci fosse internet, e il Sud America fosse ancor più pericoloso di quanto lo fosse oggi, soprattutto per una ragazza sola, a Mariza non è successo nulla di male. Viaggiando, viaggiando, è finita sull’isola caraibica di Aruba, prima che esplodesse come metà popolare delle vacanze invernali della middle class americana, e ci ha messo radici.

Una decina di giorni fa Mariza mi è venuta a prendere all’aeroporto di Aruba, mi ha ospitato a casa sua e mi ha portato in giro per quattro giorni, facendomi conoscere i suoi amici e regalandomi un’esperienza dell’isola che non avrei cambiato con nessuno dei clienti dei lussuosi hotel della zona di Palm Beach. Mariza è una delle tante persone splendide che ho conosciuto grazie a Couchsurfing.

Che cosa spinge una persona ad aprire le porte di casa sua a uno sconosciuto? Per quale motivo uno dovrebbe fare salire sulla sua auto qualcuno fermo in strada col pollice alzato? D’altronde l’inferno sono gli altri, diceva Sartre. Tante volte gli ho dato ragione. Inutile negarlo, per il nostro istinto di autoconservazione, gli altri sono o una minaccia o una fonte da cui attingere energia. L’uomo poi è per natura una bestia assassina, checchè ne pensino i vegetariani. Tanti experiment lo hanno provato: dai a un umano un po’ di potere e quasi certamente ne abuserà.

E’ anche vero però che i nostri pensieri creano la realtà. Magari non nel modo semplice e deterministico che propagandano certi movimenti o pseudo guaritori, ma rimane il fatto che, nonostante la nostra natura, se diamo fiducia al prossimo, il più delle volte questa fiducia ci torna indietro in modo positivo. Certo deve essere una fiducia critica, così come i filosofi medioevali dibattevano se era possibile credere per comprendere o comprendere per credere. Una fiducia cieca è solo ingenuità e inevitabilmente porta a delusioni.

L’incapacità di fidarsi rende la vita arida e soffocante. E’ un equilibrio tra fede e ragione, sempre a volerla mettere in termini filosofici, che non dico sia facile da ottenere, ma almeno essere coscienti dei confini in cui si muovono le nostre azioni è un primo passo importante. In passato, e ancora oggi per tanti, questo spazio di “fiducia collettiva” è stato occupato dalla famiglia, dai gruppi religiosi o i partiti politici.

Oggi questo ruolo è svolto perlopiù da associazioni o comunità come Couchsurfing, basate su interessi particolari (in questo caso il viaggio), dove questo spirito viene messo in pratica. Certo dei sette milioni di persone iscritte c’è una buona percentuale che solamente cerca un modo per dormire gratis. Altri sperano di accalappiare lo straniero ricco di passaggio che li porti nel mondo ricco. Ognuno ha sempre dei motivi egoistici, ma sta a noi trovare le persone che ci corrispondono.

Scrivo da un bar nell’aeroporto di Dusseldorf, e ogni volta mi stupisco di quanto è cara la vita nel Nord Europa. Cappuccio e brioche mi sono costati 5,8 euro, sempre meno di quanto li vendevano nel ristorante a fianco. L’unica connessione wi-fi disponibile, gentilmente offerta dalla Vodafone, costa 5 euro per mezzora, 13 euro per due ore, 29 euro per mezza giornata. In un mondo dove presto cercheranno di farci pagare per l’aria che respiriamo è bello sapere che c’è gente disposta a offrire la loro casa o almeno il loro tempo, solo per il gusto di compartire con il prossimo, e senza dover tirare in ballo nessun dio.

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