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Voglio andare a vivere in campagna

23 marzo, 2012

Una ragione in più per tornare domani a Onoyama Park, a parte per la mia prima corsa da quando sono in Giappone. Andare a vedere questa casa di cui oggi non mi sono accorto

Questo post inizialmente lo avevo titolato “due cose che ho capito oggi passeggiando per Naha”. Il problema è che ho passeggiato troppo, il bento box che ho mangiato per cena era esagerato, e altro che Hara Hachi Bu, due ore dopo ce l’ho ancora tutto sullo stomaco. Com’è come non è, la seconda cosa non mi viene proprio in mente, per cui mi concentro sulla prima. Ovvero

1) Non voglio più vivere in una città.

Un anno fa di questi tempi ero in cammino verso Medellin (da cui sarei scappato dopo un mese, ma per trovare pace temporanea a Cali, comunque un posto di dimensioni analoghe), perchè avevo chiaro, dopo essere scappato dalla piccola Granada in Nicaragua, che volevo, o meglio avevo bisogno di, vivere in una grande città.

Come i democristiani di una volta ho cambiato in fretta di nuovo completamente opinione, ma quando oggi sono arrivato al parco di Onoyama, sono salito su una collinetta, ho sentito il rumore degli uccellini cinguettare attorno al tempietto zen da cui proveniva anche un suadente profumo di incenso e finalmente mi sono sentito in pace dopo 3 giorni a zonzo per Naha, non avevo più dubbi al riguardo.

Ci avevo riflettuto non più tardi di lunedì scorso, quando sono andato a Nikko, nelle alpi giapponesi a solo due ore da Tokyo ed ero contento di essermi lasciato alle spalle la frenesia della capitale giapponese, che non è certo un posto noioso. Ci ho pensato ancora mercoledì, quando arrivato a Naha, che invece è oggettivamente brutta, ho capito in poche ore che non è il posto dove voglio fare base mentre sono a Okinawa, che sia per pochi giorni o per diversi mesi.

Ci pensavo anche durante alla mia sosta a Milano, in cui ho resistito per un mese e mezzo senza diventare insofferente come al solito, perchè stare in una casa che si affaccia sul Parco di Trenno ti fa dimenticare i rumori e lo stress della vita cittadina. Anche a Cali il fattore decisivo a farmi rimanere cosi tanto tempo fu la scoperta di San Antonio, il quartiere bohemio a due passi dal centro, ma che issandosi su un colle sembra una paesino distante anni luce.

In realtà dietro a questi miei ondeggiamenti c’è un percorso, che non è mai lineare, ma fatto di ripensamenti e tempi di assimilazione. Mi piace avere le comodità e i servizi di una grande città vicino. Il mio posto ideale è comunque non lontano più di due ore di bus da una città che offra gli stimoli culturali che è difficile trovare in un paesino.

Detto questo, oggi se devo scegliere tra natura e cultura scelgo la prima. Le città giapponesi sono le più densamente popolate al mondo. Gli spazi personali quasi inesistenti, dalle case a misura di puffo ai treni sempre pieni. Non credo di potermi trovare un oasi di pace e tranquillità dentro una città giapponese, per cui non mi resta che andare a vivere in campagna. O ancora meglio, finchè sono a Okinawa, vicino al mare.

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One Comment
  1. mariella permalink

    viva la campagna! ma meglio il mare….

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