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40 motivi per l’alzare l’asticella

14 aprile, 2012

Nelle gare di atletica leggera ogni concorrente puo permettersi due errori consecutivi prima di essere eliminato al terzo. E’ consuetudine da parte degli atleti che hanno fallito uno o due salti a una certa misura, usare i tentativi rimanenti alzando la misura dell’asticella invece che continuare a cimentarsi sulla stessa misura in cui hanno già fallito.

Apparentemente un azzardo basato sul regolamento che a parità di misura saltata vince chi lo ha fatto con meno salti, ma anche sul presupposto, indimostrabile, che un’atleta ha un numero limitato di salti per esprimere il suo potenziale al massimo, dopo le prestazioni cominciano a calare bruscamente.

Sergey Bubka, autore di non so quanti record mondiali nel salto con l’asta, diventò famoso per questa strategia usata in modo sistematico. Idem Irina Isinbayeva. Lo fece anche l’astista siciliano Giuseppe Gibilisco quando vinse i campionati mondiali nel 2003. E se ricordo bene anche la veronese Sara Simeoni, prima donna a superare il muro dei 2 metri, uso questo strategemma per acciuffare un insperato argento alle Olimpiadi di Los Angeles, 4 anni dopo l’oro di Mosca.

Per me andare nel costoso Giappone da disoccupato, dopo che per anni ho girato il mondo in paesi economici quando potevo contare su uno stipendio fisso, è stato l’equivalente di alzare l’asticella. Cercare di imparare il giapponese, dopo aver imparato inglese, francese, spagnolo e portoghese ed essermi dimenticato abbastanza il francese e il portoghese, è stato voler alzare l’asticella.
Mettermi a scrivere in inglese quando a malapena mi ricordo come si fa in italiano, è stato volere alzare l’asticella.

Non so se abbiamo un numero limitato di salti nella nostra vita e se è vero che dopo un certo numero comunque le prestazioni calano. So che nella Maratona si parla della crisi del 35esimo chilometro, quando, se non hai saputo gestirti bene, improvvisamente le gambe si bloccano perchè il corpo finisce la benzina e la spia della riserva si accende troppo tardi.

E visto che siamo in tema, se uno degli obiettivi di inizio anno era correre una Maratona, dopo aver corricchiato 40km(+33km), l’obiettivo, seppur non ancora tecnicamente raggiunto, ha già perso molto del suo significato e mi tocca alzare l’asticella. Domani assisterò alla mia prima gara di Triathlon. Per ora non dico altro.

So anche che tra i quiz di Mike Bongiorno “Lascia o raddoppia” rimane quello di maggior successo, perchè è quello che esprime meglio ciò i veri giocatori fanno nella vita reale. Che poi la grande maggioranza delle persone o rinuncia a giocare e vive di rendita (sia essa una rendita buona o meno), oppure gioca solo d’azzardo, che è la negazione dell’abilità, che è il motivo per cui un giocatore ama il gioco, beh affari loro.

Ma perchè alzare l’asticella? A volte non sarebbe meglio fare un passo indietro se vediamo che non riusciamo a superare un ostacolo? Sono d’accordo, la prima cosa da fare è fare un passo indietro. Ma solo per un un po’. Per riordinare le idee, e trovare la giusta concentrazione. Dopo, per uscire dallo stallo, ti tocca alzare l’asticella.

(si il titolo era una farsa, ma se abbiamo davvero un numero limitato di salti, probabilmente 40 sono troppi, ma almeno ne regalo uno)

Oggi ho riletto un po’ di vecchi diari miei e guarda un po’ cosa ho trovato:

E’ curioso constatare che apparentemente la mia vita sia un continuo pormi obiettivi alti, che puntualmente non raggiungo e nonostante questo continuo a spostare in alto l’asticella del salto in alto che voglio compiere e a pormi obiettivi ancora più ambiziosi.

In fin dei conti credo sia giusto così, se anche nelle gare di salto non è raro vedere un atleta che pur fallendo la prima prova a una determinata misura, pur sapendo che gli restano solo due tentativi, decide di giocarseli alla misura successiva. Si dice che c’è un tempo per ogni cosa no?

E se da un lato non si riesce ad ottenere quello che ti sembra il punto d’arrivo, dall’altro, mentre lotti per raggiungerlo, continui a fare esperienze e queste ti allargano l’orizzonte e ti fanno vedere un nuovo punto d’arrivo. Solo che rispetto al salto in alto la cosa è un po’ più complicata, perchè spesso la nuova asticella non si trova semplicemente sopra la precedente, ma proprio da un’altra parte.

(scritto nel Novembre 2005)

PS2: Oggi ho pubblicato il mio primo report sul campo per il sito Vagabonding: Lost in Translation in Tokyo

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