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38 – Cosa tiene accese le stelle?

16 febbraio, 2012

Il 18 febbraio è il compleanno di mia sorella, e con lei e mia madre da oggi a domenica saremo a Malta a festeggiarlo. Il mio regalo è di essere qui con lei in questi giorni, perché avrei voluto e dovuto essermene già andato dall’Italia di nuovo, ma ho prolungato la mia permanenza perché lei voleva passassimo il compleanno insieme.

Poi, siccome non ha mai brillato per iniziativa e da un po’ di tempo è diventata più apatica del solito, ho dovuto un po’ insistere perché organizzassimo qualcosa. Eppure proprio lei domenica scorsa mi ha fatto un bel regalo della quale le sono molto riconoscente. Mi ha prestato un libro di carta (che dopo mesi di passione viscerale con il kindle è stato come rivedersi con la tua ex di tutta la vita) che le è piaciuto.

Il che vuol dire due cose belle di lei: che anche in questo periodo di apatia comunque legge, e il che non è poco . E che a differenza di suo fratello troppo spesso preso da sè stesso per rendersi conto di come stanno le persone che gli stanno attorno, sa ancora essere altruista. Che poi la maggior parte delle volte è acida, deprimente e quasi insopportabile è un altro discorso e soprattutto una cosa tra fratello e sorella, quindi proibisco a qualunque altro di affermare lo stesso di lei.

Ma torniamo al libro. “Cosa tiene accese le stelle. Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro.” di Mario Calabresi. E chi cazzo è Mario Calabresi? Mi sono chiesto quando ho visto la copertina.

Risulta che è un giornalista, quasi mio coetaneo, e al momento è Direttore de “La Stampa” di Torino. Dire che sono completamente out da questo mondo è un po’ come dire che questo Milan che pur ha appena battuto l’Arsenal per 4-0 è una squadra divertente. O forse sono solo io che sono cambiato così tanto che il calcio non mi appassiona più.

Però la storia di un giornalista che dopo una dura gavetta e senza essere “figlio di” si trova a dirigere prima dei quarantanni uno dei principali giornali italiani e a portarlo in attivo di bilancio ai tempi di internet, quella si. E Mario Calabresi in questo libro ci racconta tante altre storie di persone che meritano profondo rispetto. Non sto a recensire il libro, ma ne rubo alcune righe dell’ultima pagina, sperando che siano da stimolo a chiunque le legga.

“Sono arrivato alla fine di un viaggio cominciato per reazione alle lettere che ricevo ogni giorno dai lettori, per il bisogno di capire se il declino e il pessimismo siano una condizione a cui noi italiani non possiamo più sottrarci, per scoprire se sotto la superficie della paura o del cinismo esistano ancora energie fresche, speranze di cambiamento e passioni da fare emergere. Per rendermi conto se, nonostante il Paese scivoli ogni giorno un po’ più in basso, ci siano conquiste da riconoscere e nostalgie da ridimensionare.
Ho trovato le mie rispostee, nonostante queste due ore di lezione di fisica, dico al professor Bignami che per me le stelle si sono accese per guidare il cammino degli uomini, la loro fantasia, i loro sogni, per insegnarci a non tenere la testa bassa, nemmeno quando è buio”.

Correre dietro ai propri sogni sarà diventata una frase abusata, ma rimane una grande verità, ed è qualcosa di cui posso vantarmi che ho sempre fatto a dispetto di tutto. Purtroppo ci sono tempi in cui smetti di sognare o i tuoi sogni sono troppo confusi per riconoscerli, ma anche in questi momenti non bisognerebbe mai di camminare. E’ per questo, cara sorella, che ti dico solo questo: tra casa tua e il tuo lavoro ci sono 1,5km, una distanza che anche al tuo passo attuale copri in non più di 20 minuti. Una volta per tutte e con tutto il bene che ti voglio: smettila di prendere l’autobus.

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