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39 – Il re dei procrastinanti

20 febbraio, 2012

Alle 15.10 di lunedì 20 febbraio, finalmente comincio a scrivere quello che sarà il trentanovesimo e penultimo post di questo blog.

Ma come, non dovevano essere 100 post nel corso di un anno? Si, così avevo dichiarato. Così come avevo dichiarato tante altre cose che non ho più rispettato, perchè strada facendo ho cambiato idea. E anche questo, lo avevo dichiarato all’inizio. Al momento mi sembra perfetto chiudere il blog sui miei 40 anni con il 40esimo post dal titolo “40 e adesso”. Ma su questo sarò più esaustivo nel post finale.

Ora che c’è un certo senso d’urgenza, il pezzo sulla procrastinazione non può più aspettare. Potrei esordire dicendo che la procrastinazione non è poi una brutta cosa se Paulo Coelho, uno degli scrittori più popolari e di successo, ammette che passa le giornate a procrastinare, come potete ascoltare in questa intervista al sempre cazzuto Fim Terriss. Coelho stesso d’altronde ha cominciato la sua vita di scrittore proprio alla soglia dei 40 anni, dopo aver intrapreso il cammino di Santiago di Compostela. Fino ad allora aveva proscrastinato la missione della sua vita.

L’autore de l’Alchimista sostiene che ora come allora, trova sempre tutte le scuse per non mettersi a scrivere, ma quando comincia è capace di andare avanti per ore senza fermarsi. Questo è il suo segreto, “going with the flow”, seguire il flusso dei suoi pensieri e le sue emozioni senza cercare di dominarle. Poi dice un’altro paio di cose che mi portano a identificarmi con lui, se non con la sua preoccupante cadenza che pare quella di un uomo che è stato un po’ troppo attaccato al bicchiere, anche se presumo ciò sia dovuto più all’età e alla fatica a concentrarsi, che all’effettivo abuso di buon vino.

La prima cosa che rimarca O’ Paulo è che ci sono due tipi di scrittori: quelli come Proust o Joyce che hanno un loro mondo immaginario molto vivo e definito e quelli come Rimbaud (o secondo chi ha fatto i sottotitoli in portoghese su youtube Rambò) (giggling, ridarella ghghghgh) Hemingway, lui stesso o Cloudio, che prima devono fare esperienze reali per mettere in moto la loro creatività e fantasia. Però, tanto Coelho che Cloudio, di tante cose di cui hanno fatto esperienza non si sentono di scriverne.

Non preoccuparsi quindi di catturare tutto (Coelho non prende mai appunti) (Fim Terriss invece usa evernote, nella quale ha investito, per cui non perde occasione per ricordarcelo), tanto l’essenziale viene a galla da solo, e di andare avanti per la propria strada e ignorare i critici, che sono solo dannosi. E poi dice una parola che forse è la più importante di tutte: perseverare. Qualcosa che ho sperimentato bene in questi giorni di “fitness challenge”, non mollare mai, insistere. Un po’ come fa Jeremy Lin col suo palleggio, incurante delle palle perse e delle trappole difensive: lui lo mantiene finchè non trova un buco nella difesa avversaria.

Così dovrebbe essere nello scrivere o in qualunque altra cosa che abbiamo a cuore: sforzarci anche nei momenti e nei giorni off, continuare a provarci, cambiare prospettiva, sperimentare alternative, eventualmente fermarci o tornare indietro se vediamo che la strada che abbiamo imboccato ci appare senza via d’uscita. E come mi ripete spesso la WII quando faccio il mio test del corpo e il peso è più o meno lo stesso del giorno prima “non ti preoccupare dei risultati immediati, quelli arriveranno comunque con il tempo”.

In quest’ottica procrastinare non è più solamente una perdita di tempo, come il più delle volte lo percepiamo. Finchè manteniamo il nostro cervello attivo può diventare un modo per prendere tempo, rimanere sintonizzati sull’obiettivo finale, mantenendolo in background, evitando di esaurire le nostre energie, in attesa che arrivi l’ispirazione. Se non è chiaro non importa, Coelho suggerisce di non descrivere nei dettagli personaggi e situazioni, basta accennarle, sta alla mente del lettore collegare i puntini. (Mi sembra un modo davvero geniale di pararsi il culo)

Reduce dalla Malta Experience, ovvero 4 giorni a zonzo nella bella isoletta tra la Sicilia e l’Africa, da sempre un interessante crogiuolo di popoli, di pinze e di panze, dove, tra lunghe camminate al sole e mega mangiate, sono riuscito a stare lontano da un computer per tutto il tempo, impigrito da una giornata milanese umida e grigia che ti fa venire il mal di testa, con un po’ di faccende da sbrigare, è facile trovare delle giustificazioni per non mettersi a scrivere.

Invece alle 16.37 ho superato il limite psicologico della paginetta di word, e senza nemmeno rileggere, sono felice di poter copiare il tutto su WordPress, cercare una foto adatta e in pochi minuti schiacciare “publish”.

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